Il sogno del centro sportivo per il Modena e la visione di Francesco Farina

La creazione di un centro sportivo per il Modena è stato il sogno, reale o sbandierato per gettare fumo negli occhi, da parte di alcuni presidenti e proprietari del Modena.

Di sicuro lo era per Francesco Farina, riferimento per vent’anni del calcio modenese, un dirigente capace e oggi rivalutato anche dai suoi detrattori, che ci vedeva lontano e aveva intuito l’importanza di dotare il Modena Calcio di una propria casa.

Da Modenello alle promesse del passato

Già, Modenello, un progetto rimasto sempre nella testa, forse anche nei disegni di qualche architetto, ma che non ha mai preso vita. Doveva nascere nella zona dell’Ippodromo e si era pensato anche al Mammuth Club di Antonio Caliendo quando ancora era il procuratore di Baggio e Dunga e sfidava la Juventus per il Divin Codino.

Altre proprietà, soprattutto quelle meno credibili, successivamente hanno sbandierato la bandiera di Modenello che, però, non abbiamo mai visto “sventolare” da Gigi Montagnani, Romano Amadei e da Romano Sghedoni, gli imprenditori che hanno scritto le pagine più belle del Modena Calcio nei tempi recenti fino all’arrivo di Carlo Rivetti.

La svolta con Carlo Rivetti: nasce Il Nido a Bagazzano

Il quale, supportato dalla sua famiglia, quella bandiera, invece, l’ha issata sul Nido, un centro sportivo ultra moderno, costruiito a tempo di record e che si appresta ad aprire le porte al Modena di Galloppa.

Il Nido, un nome sorprendente che di primo acchito poteva evocare qualcosa di infantile, ma che invece ha un significato importantissimo: sarà la casa sicura della prima squadra e anche del settore giovanile, la culla in grado di ospitare i big e i ragazzi del vivaio favorendo un’unione importantissima e uno scambio di esperienze tra grandi e giovani.

Non sarà in città, come in tanti avrebbero sperato, ma qualche chilometro più in là, a Bagazzano di Nonantola, perchè Carlo Rivetti e i suoi figli hanno individuato lì l’opportunità di creare il loro gioiello, una struttura che accresce a livello esponenziale anche l’appeal del club.

Gli impegni mantenuti dalla famiglia Rivetti

Rivetti aveva dichiarato, al momento di ricevere il Modena dalle mani di Romano Sghedoni, di avere un debito di riconoscenza nei confronti di una città e una provincia che gli aveva consentito di creare il capolavoro imprenditoriale della Stone Island.

Dai risultati sul campo con il ritorno in serie B, alla creazione dello Store di via Taglio al Nido, il patron gialloblù ha fatto sul serio, mantendo la parola, e, anche per la tante altre iniziative di cui si è reso protagonista con la famiglia durante la sua gestione, probabilmente sta andando additittura a credito.

Addio vecchio Zelocchi: la culla delle imprese canarine

Addio vecchio Zelocchi. Ne hai viste tante, accanto al tuo inseparabile Braglia, non sempre sei stato all’altezza, ma su quel terreno dove, ai tempi, spuntavano anche sassi e pietre, poi continuamente sottoposto a lavori di adeguamento per renderlo accettabile, sono state costruite imprese, sempre restando da quando chi scrive ha impugnato la penna della Gazzetta di Modena, come la promozione di Ulivieri, la favola del Modena di De Biasi – la mitica Longobarda – la prepotente rinascita dopo il fallimento e i successi dell’Era Rivetti.

Ne hai viste tante, di belle e di brutte, ma avevi il tuo fascino. Hai ospitato migliaia di bambini di Modena che ti hanno massacrato le mura di recinzione con i famosi “muretti” agli ordini di Pepo Ferraguti, Giorgio Barbolini e Armando Cavazzuti, poi dei loro successori, hai visto muovere i primi passi di grandi giocatori come Stefano Cuoghi e Luca Toni, ne citiamo solo alcuni per rendere l’idea, di un’infinità di altre grandi promesse e pure di uno chef mondiale come Massimo Bottura.

Il passaggio di consegne tra lo Zelocchi e Il Nido

Ora vai in pensione dalla prima squadra, ma non resterai inattivo. Passi solo la palla al Nido dove il Modena cercherà di scrivere altre pagine gloriose della propria storia.

E siamo sicuri che, se potessi urlare, grideresti anche tu “Dai Gialli”. Qualcuno è volato sul Nido di Rivetti e del Canarino.

Paolo Vecchi