Di Paolo Vecchi 

MODENA

Un verdetto atroce, un’eliminazione dai playoff che rappresenta una ferita che sanguina e fa male.

Perché un Braglia così, stracolmo, sostenuto da un cuore enorme, da una passione smisurata e dal desiderio di inseguire un sogno che un’intera città sperava di realizzare, la semifinale playoff con il Monza e, perché no, la finale e la serie A, si è trovato con un pugno di… Vespe in mano.

La Juve Stabia non ha rubato nulla e in condizioni del tutto sfavorevoli – e non ci riferiamo ai guai giudiziari e societari con cui la squadra di Ignazio Abate ha dovuto convivere, ma solo all’aspetto ambientale – ha realizzato qualcosa di straordinario.

Che, a differenza di quanto sostenuto insistentemente da mister Sottil, non ha fatto il Modena.

La Banda Sottil ha rispettato le attese minime, ha infiammato nella prima parte della stagione mettendosi anche davanti a tutti, ma quando è stato il momento di fare qualcosa di straordinario, prima in campionato, poi ai playoff, non è riuscito ad alzare il livello.

Una buona stagione con picchi anche elevati, ma non straordinaria.

La sconfitta con la Juve Stabia e l’uscita di scena prematura dai playoff non sono un caso, sono figlie del campionato, lo specchio di una stagione in cui il Modena è andato alla guerra sportiva armato di pistole ad acqua.

Per i campani due occasioni e un gol, per i gialli, un palo, almeno quattro opportunità importanti e il nulla.

L’attacco gialloblù, parlano i numeri e il campo, è stato qualcosa di imbarazzante dalla prima all’ultima giornata.

E questa rappresenta la grande scommessa persa da una società che ha scelto di puntare su un pacchetto di giocatori reduce dal flop della stagione precedente che mister Sottil ha consapevolmente accettato di giocare.

Mendes, Defrel, Gliozzi e anche il mistero Caso hanno fallito il riscatto.

Di Mariano è stato un’apparizione impalpabile di qualche mese.

De Luca e Ambrosino, aggiunti a gennaio, non sono mai decollati.

Sottil, al quale non si può negare di aver raggiunto l’obiettivo minimo e aver valorizzato e lanciato ragazzi come Tonoli, Nieling, Nador, Wiafe e Massolin – prodotti di un ottimo lavoro di scouting -, si è poi complicato la vita quando ha deciso di passare dal modulo a una punta con un’entusiasmante Massolin alle spalle, al modulo a due punte.

Morale: il Modena non solo ha perso il miglior Massolin, quello acquistato dall’Inter, che da interno anziché trequartista è finito in panchina e anche nell’anonimato, ma non ha nemmeno migliorato la sua efficacia offensiva.

Perché un modulo a due punte va organizzato come la fase difensiva.

Sottil, tecnico tatticamente molto rigido, è bravo a strutturare la squadra per non prenderle, ma davanti vuole attaccanti d’intuito, ispirati, che facciano da soli e nonostante i mille tentativi di trovare la coppia ideale prima con giocatori che al mercato di gennaio dovevano partire, vedi Mendes e Gliozzi, poi con gli innesti di De Luca e Ambrosino, si è trovato ad arrampicarsi sugli specchi senza mai trovare la quadra non solo in fatto di gol, ma anche nello sviluppo di una manovra offensiva degna di tal nome.

Bastava tenere Massolin sotto punta e prendere un bomber di razza.

Il Modena, che in difesa si è permesso il lusso di utilizzare con il contagocce un talento come Dellavalle, sicuramente all’altezza a centrocampo, soprattutto nelle occasioni purtroppo rare in cui Sersanti ha potuto unirsi a Gerli e Santoro (Pyythia non ha rispettato le attese) e sugli esterni, è infatti franato in attacco pagando un prezzo altissimo.

E quella squadra che per un girone si era permessa di mettere sotto nel gioco e nelle gambe un po’ tutti, si è progressivamente trovata sgonfia nell’ispirazione e, nel finale, anche con la spia della riserva accesa, problema accusato soprattutto dai giocatori più dinamici, come Santoro, Tonoli, Zampano, Nieling e anche capitan Gerli, il grande assente assieme a Chichizola, della sfida con la Juve Stabia.

Ora tocca alla Famiglia Rivetti decidere cosa fare.

La conferma di Sottil, che ha un altro anno di contratto, può garantire uno standard anche brillante con un’incognita sullo straordinario.

Se l’obiettivo è la serie A a tutti i costi quel dubbio rappresenterebbe una scommessa importante.

Senza ombra di dubbio, c’è un attacco completamente da rifare.

Perché anche Zeman o Guardiola fallirebbero con un reparto di punteros come quello attuale.

Se rimane Sottil sia lui a decidere chi prendere davanti.